A scuola di Rock'n'Roll
Anche se per il sottoscritto questa verrà archiviata come l'estate del grande esodo verso la Capitale d'Italia, sono riuscito comunque a concedermi qualche succulento concertino prima di immergermi totalmente nelle fatiche del trasloco.
NEGRAMARO (Milano Stadio Sansiro - 31 Maggio)
I Negramaro sono diventati in pochi anni una delle più importanti band attualmente presenti nello scenario musicale italiano. Certo si tratta di un talento non riconosciuto da tutti, come è giusto che sia, ma se c'è un pregio che si dovrebbe proprio riconoscere al sestetto salentino, al di là che piaccia o meno, è quello di avere un proprio stile, un proprio modo di intendere la musica che rende i loro pezzi personali, in mezzo a tanta musica troppo spesso omologata. E chi pensa che i loro testi siano a volte stupidi o privi di senso, a mio parere pecca di scarsa conoscenza della loro discografia, visto che è sempre più raro imbattersi in album interamente godibili dal primo all'ultimo pezzo, in cui ogni canzone riesce a trasmettere emozioni e dopo ripetuti ascolti è possibile cominciare a capire quanto lavoro ci sia voluto per realizzarlo. Prima di giudicare quindi, bisognerebbe avere la pazienza e la voglia di andare oltre il tormentone di turno che viene fatto passare in radio ogni cinque minuti, generando nell'ascoltatore un martellamento tale che anche Imagine dei Beatles comincerebbe a diventare indigesta!
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Per quanto riguarda i loro Live, dopo averli visti nella incredibile cornice dell'Arena di Verona e nell'intimità del teatro di Mestre, non potevo mancare a quello che forse è stato il loro progetto più ambizioso: suonare nel tempio dei concerti rock in Italia, lo stadio San Siro. Per quanto mi riguarda, è stata una scommessa vinta a metà. Infatti, seppure è giusto archiviare l'evento come riuscito e con una buona partecipazione di pubblico, personalmente ne sono rimasto abbastanza deluso. Il problema più grande è stato senza dubbio l'acustica del secondo anello che all'inizio del concerto è stata a dir poco disastrosa... con il susseguirsi delle canzoni i tecnici audio hanno apportato continue migliorie, ma davvero è stato necessario arrivare praticamente alla fine dello Show per dire che era a livelli accettabili. Un vero peccato. E comunque, al di là di questo problema tecnico, nonostante l'affetto che mi lega ai Negramaro, non mi sento di dire che sono riusciti pienamente a cavalcare un "cavallo di razza" come lo stadio San Siro. Se avvertivo questa inadeguadezza solo come una sottile impressione durante lo spettacolo, ne ho avuto la prova concreta quando sul palco è salito Lorenzo Jovanotti come ospite a sorpresa e ha cantato la sua Safari. Lo stadio è letteralmente impazzito, più di quanto i Negramaro avevano saputo fare fino a quel momento... una vera lezione di come si gestiscono uno spazio e un pubblico del genere: spero davvero che i salentini abbiano preso appunti da quella ospitata e abbiano una secondo possibilità per dimostrare quanto sono bravi, perché se lo meritano.VASCO ROSSI (Mestre, Heineken Jammin Festival - 20 giugno)
A Vasco sono troppo affezionato, mi sento quasi un Giuda Iscariota a parlar male di lui, ma esiste per tutti un momento in cui bisognerebbe avere la decenza di dire basta, chiudere bottega e preservare quanto di buono ci si è lasciato alle spalle di questa lunga carriera. Credo proprio che per il rocker di Zocca questo momento sia giunto: il mondo che vorrei, ultimo disco che accompagna il tour di quest'anno, è un lavoro per cui non riesco a trovare altri aggettivi se non "imbarazzante" e a mia discolpa per tale aggettivo sacrilego posso solo dire di averlo ascoltato fino allo sfinimento, cercando di sforzarmi di trovare quanto di buono possa esserci al suo interno, ma ogni riascolto è stato peggio di quello che lo ha preceduto.
Arrivo quindi nello stupendo Parco San Giuliano di Mestre animato da questo spirito di delusione, sperando comunque che il Live possa risollevare le sorti di un disco oggettivamente BRUTTO. Mi trovo in mezzo al pubblico di Vasco che è sempre lo stesso: un mare di persone per le quali musicalmente esiste SOLO Vasco e che quindi non vuole neanche sentir parlare di disco leggermente sotto la media (per usare un eufemismo). Ovviamente codesto pubblico fondamentalista pensa bene di ingannare l'attesa, con i 40 gradi di temperatura che caratterizzano il primo pomeriggio, ingurgitando taniche di vino rosso e fumandosi l'impossibile. Il fan "tipico" di Vasco è questo, per fortuna con le dovute eccezioni, e neanche me ne frega molto di mettermi a fare il perbenista bacchettone. Però in effetti mi sono un pò stufato di stare in mezzo a gente che collassa e si rovina la festa ancor prima che lo spettacolo abbia inizio.Il concerto di Vasco è come ci si poteva aspettare dall'ultimo disco: "imbarazzante". Il paragone con i vecchi successi rende il giudizio ancora più impietoso e la figura del mitico rocker ormai è appesantita, stanca e poco credibile. Ormai le pause che si prende tra un pezzo e l'altro, specie nella seconda parte dello spettacolo, sono surreali: c'è il tempo di fumare una sigaretta e mettersi a parlare del più e del meno, in attesa della canzone successiva.
Questa è quindi una lezione per me: capire che siamo al capolinea ed è arrivato il momento di dire basta concerti di Vasco.
BRUCE SPRINGSTEEN (Milano Stadio Sansiro - 28 Giugno)
Signori, via il cappello. Altro che Negramaro o Vasco, qui siamo su un altro pianeta, anzi no, siamo proprio in una galassia a parte.
Purtroppo la mia passione per il Boss nasce in tempi abbastanza recenti (diciamo nel 2001), non ho di certo vissuto gli anni d'oro della mitica E Street Band ma devo dire di essere legato a Springsteen da sincera ammirazione e questi pochi anni di avvicinamento a lui mi hanno già regalato emozioni molto intense. Ma nonostante questa stima che già gli riconoscevo, non mi rendevo ancora conto di cosa sarebbe stato in grado di combinare a Sansiro, visto che l'unica mia precedente esperienza Live era stata nel 2006 a Perugia, in una atmosfera incredibilmente intima e raccolta.
Ebbene sì, torno sul luogo del delitto Negramaro con molta apprensione, sono ancora posizionato nel secondo anello e quindi temo di nuovo per l'acustica disastrosa. Per fortuna invece l'audio diventa ottimale già durante il primo pezzo e Bruce Springsteen, a 60 anni suonati, è un vero animale da palcoscenico. In TRE ore di concerto non si stanca mai di correre, di interagire con il pubblico, di concedersi continuamente ai ragazzi della transenna. L'intero stadio è in delirio: tutti cantano e ballano tenendo le braccia alzate verso il cielo, il carisma e la carica del Boss arrivano intatte fino all'ultimo spettatore appollaiato nel terzo anello. Non c'è un momento di pausa, un momento di stanca, e l'ultima ora, se possibile, è ancora più intensa ed energica della prima. Si arriva a fine concerto stremati ma consapevoli di essere molto fortunati per aver appena assistito ad uno spettacolo che pochi altri al mondo sono in grado di offrire.Dal Boss arrivano quindi lezioni di Rock'n'Roll per tutti, artisti e spettatori.
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